Inizo a scrivere questo blog, inizio ora anche se forse avrei dovuto iniziare prima. Saluto chi eventualmente vorrà leggere e corrispondere alle mie riflessioni.
Perchè lo apro? I motivi sono tanti ma emergeranno da soli, inutile elencarli come fossero la lista della spesa. Di certo mi piace scrivere. E cerco di farlo bene. Magari qui curerò poco lo stile, vedremo.
E' che scirvere sempre soli, o farlo con la compagnia di persone con cui non si ha la giusta sintonia, alla lunga è penoso.
Ecco sarà meglio che inizi parlando dei miei gusti, e racontando di un semplice dettaglio affioreranno più facilmente, con naturalezza. Un po' come filosofavano certi stoici romani, sempre in bilco fra l'aforisma, la "forma letteraria" e quella filosofica. E' così che parla l'Essere, è così che parla l'uomo, la vita. Niente schemini nè trattati. Ovvero, bene i trattati, ma tenimoli come il nostro retroterra, o il piedestallo che alza la nostra visuale. Dopo averli ben utilizzati, guardiamo.
Insomma cercavo un nomignolo per questa cosa che apro e quello che ho scelto è ispirato a uno dei miei scritori preferiti, per quanto la sua lettura mi sia spesso ostica: Ernst Junger (N.B.:non sono politicamente schierato, cioè forse sì, in ogni caso non a destra, e di sicuro non sono nazista! Mi reputo vagamente anarchico. Anzi Anarca. La "Rivoluzione Conservatrice", di cui purtroppo so poco, però mi piace).
Ecco, penso a Junger ma in questo periodo sto rileggendo parecchio Hemingway: "Fiesta" e "Festa mobile". Così scrivo il nomignolo e mi accorgo che questi due scrittori, che io prediligo seppure per motivi diversi, hanno lo stesso nome e la cosa mi fa piacere come un incontro inaspettato e fugace. Sì perchè proprio ieri - salendo un ripido sentiero, perso nel nulla tra rocce alberi nebbia e i primi freddi - pensavo appunto che anche Hemingway era (ma diciamo è! è vivo, vive nelle sue opere quando lo leggiamo) un contemplatore, spesso solitario come Ernst, solo alla ricerca, solo nel cercare di esperire le più pure sensazioni che la vita può dare, solo mentre espande la sua vita verso quelgi orizzonti troppo piccoli per contenerla. Solo mentre assapora un buon vino o il mattino di Parigi o la pesca nei suoi fiumi o mentre si protende in Africa, o nella guerra, o fra i toreri. Sì, di certo non era composto come il teutonico Enrst, che dopo l'avventura legionaria e la vera grande avventura nella Grande Guerra di è dato agli studia pacato e appartato. Non aveva certo bisogno, lui della boxe per mordere a fondo la vita: gli studi naturalistici e la filosofia erano i suoi strumenti. Ma la sua scrittura è pervasa dallo stesso potente desiderio, dallo stesso anelito verso la verità e gli spazi intatti del reale. Anche lui era compresso entro limiti troppo angusti, quelli che ci assegna la vita quotidiana, ma ne evadeva grazie al suo spillo d'entomologo o al dialogo con Heidegger. Ecco quindi che potremmo avere due veri, potenti rappresentatni dei movimenti dell'uomo intesi nella sua accezione più completa: Hemingway, carnale, pieno di pathos e forza come la torsione di una figura di Michelangelo, eroica, teso a rompere i confini con la sua vitalità; Junger, più mentale, impietoso però nei suoi romanzi, sempre oltre la banalità dello scontro politico contingente, aristocratico (in un senso "buono"), acuto ed enigmatico insieme come le immagini sfumate di Leonardo.
Bè, non avevo pensato poi di paragonare questi scrittori a quei pittori. E' emerso ora scrivendo. Paragone azzardato? Intuizione fine a se stessa? Se qualche altro lettore che fatica a riconoscersi tra l'asfalto o i cartelloni pubblicitari, fra gli inviti degli amici a passare l'ennesima serata inutile davanti ad un bicchiere (mi spiace essere così crudele coi miei amici, ma quante serate inutili non si passano? A chi non capita?) e gli obbighi di lavoro, se qualche altro lettore di questi scrittori - do altri - passa per caso di qua, dica la sua.
Io ora torno tra le colline, stavolta in buona compagnia.
C' qualche refuso, mi spiace. la prossima volta rileggerò.
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